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by Patrizio Galiani

L’estate sta finendo e un’altra stagione se ne va…

Le giornate si accorciano, il friccicorio dell’aria autunnale bussa alle finestre, i colori pastello si concretizzano sui rami e gli stagionali terminano la loro esperienza lavorativa.

Per qualcuno sarà stata la prima, per altri l’ennesima, per me esattamente la seconda.

La parabola che si potrebbe disegnare per raccontare l’andamento di questi tre o quattro mesi di fuoco è sempre la solita, e nel bel mezzo dell’apice, quando ci si trova tutti insieme nell’occhio del ciclone, non si vede l’ora che quella parabola inizi la fase discendente per poter mettere nuovamente piede a terra e poter dire di essere ancora una volta in mezzo al mondo.

Gli umori si contrastano e tra promesse di incontri invernali e maledizioni per la scelta fatta si tirano le somme e si ragiona sulla stagione estiva che verrà e su chi si ritroverà nello stesso posto di lavoro di nuovo in prima linea in trincee piene di fuochi, di piatti e di turisti.

Come scrivevo il mese scorso l’atmosfera che si respirava nella nostra cucina ha fatto si che la stagione passasse più velocemente e che alla fine del match non si accusassero troppi crampi, ma i classici dolori post-partita che anche il più allenato dei giocatori risente.

Le miriadi di piatti, fra antipasti, primi, secondi e invenzioni varie fatte uscire dalla cucina diventano il sostentamento per l’inverno e il bagaglio da portarsi dietro, verso la prossima avventura, per incantare altri colleghi. Le persone più care rimangono l’appoggio per una vita e, non si sa mai, i colleghi per future stagioni o, perché no, per prossime gestioni. L’unica certezza è che si parlerà di cosa fare dopo un periodo di pausa, dopo aver recuperato qualcuno dei chili persi e dopo esser sicuri di voler continuare a fare questo mestiere.

Per chi è abituato a vedere il meglio in qualsiasi cosa, per chi vede il bicchiere mezzo pieno, la stagione col suo mix di amicizie e inimicizie, tra svenimenti e attacchi di ira, tra cameriere che se ne vanno e che ritornano, tra bruciature, tagli, calli e dolori, rimane sempre una bella esperienza, un timbro da aggiungere al passaporto del cuoco, una cicatrice che ricorda che anche quest’anno si è riusciti a superare l’estate che ormai sta finendo.

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Questa voce è stata pubblicata il novembre 17, 2011 da in Cucina a 360°.
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